La forza del poco di Viktor Vasilev.

Non so molto del curricula di Viktor Vasilev, tipo non so le origini del suo nome, della sua formazione accademica e professionale, ma basta andare sul suo sito ed informarsi. In realtà mi è sempre bastata, per conoscerlo e riconoscerlo, la potenza lineare e tagliente dei suoi progetti che per me sono continua fonte d’ispirazione. Se nel post il loft di Kayne West di Claudio Silvestrin  vi ho raccontato di uno spazio rigoroso in cui le divisioni materiche e i pochi arredi gravitano come sculture nello spazio e frutto di fasi compositive, in casa Soldati di Viktor Vasilev ci troviamo di fronte ad un paesaggio naturale di linee pulite, dove l’involucro architettonico si fonde con la composizione interna di finiture, arredamento e accessori senza una percezione di sequenze temporali legate al progetto, ma sembra che tutto arrivi all’occhio in maniera simultanea e armoniosa.

victor vasilevCasa Soldati

I bianchi bilanciati dal caldo dei materiali, le masse architettoniche alleggerite dall’uso del vetro e gli arredi come tagliati a lama di coltello. Non è rifiuto questo tipo di linguaggio, cioè indifferenza nel comunicare uno stile, bensì un minuto di silenzio, un’occasione per un luogo figurato dove trovare pace con tutto ciò che c’è intorno che non urla e non impone personalità.

victor vasilevCtline per Boffi

Questo è qualcosa di molto vicino ad un concetto di minimalismo ma m’interessa ora definirlo poetica essenziale che Vasilev applica nel suo modo di progettare spazi e complementi d’arredo, valorizzando la forza e l’essenza delle cose senza aggiungere altro. La forza del poco detto è molto più incisiva di un racconto prolisso e ripetitivo. Se questa può essere una chiave di lettura di un certo minimalismo contemporaneo, allora io e Vasilev, senza conoscerci, parliamo la stessa lingua, ed è per questo che è uno dei giovani architetti che ammiro e ne seguo i lavori, e di cui sto qui a raccontare con piacere.

kubKube


mambaMamba per MDF

Il punto è sempre quello del sentirsi o no a proprio agio in questo tipo di ambienti, ci sono persone che hanno bisogno per stare bene di tante cose intorno, sopra, sotto, mentre altre che preferiscono l’essenzialità, lo svuotamento e la pochezza di dettagli per sentirsi in armonia con l’universo. Potreste chiamarli svedesi, giapponesi, italiani ma credo semplicemente che sia un’inclinazione, uno stile e una questione di personalità che ci fa scegliere ad esempio di leggere un romanzo piuttosto che un giallo, preferire la cucina tailandese a quella francese e così via. 

Quindi a voi la scelta, perché di certi spazi categoricamente ci s’innamora o niente affatto.

victor vasilevLoft Schiavone

Pics via www.victorvasilev.com

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